Un po’ di storia

A cura del prof. Ugo Sani

La Collegiata dei Santi Quirico e Giulitta

La Pieve dei Santi Quirico e Giulitta in Osenna, dal 1648 elevata al titolo di Collegiata, è indubbiamente il monumento che meglio rappresenta San Quirico. Intanto, sotto un profilo storico, perché proprio intorno all’antico Battistero, di cui si fa menzione dal 712 nell’ambito di una disputa fra le Diocesi di Siena e Arezzo, si sviluppa il pagus, il villaggio lambito dalla Via Francigena; poi perché, con il suo percorso architettonico complesso e disseminato nell’arco di quasi un millennio, la Collegiata diviene il simbolo di un dinamismo artistico e culturale che si spiega soltanto con il passaggio della grande arteria di collegamento fra il Nord Europa e Roma, capitale della Cristianità. È così che la Pieve, la cui costruzione inizia nel XII secolo, conoscerà profonde trasformazioni fino al XVIII secolo e anche oltre, sia nel suo aspetto esteriore che al suo interno.
I portali segnano tre diversi momenti temporali: il primo, quello di ponente, romanico, che si fa risalire al XII secolo, è probabilmente il risultato dell’opera di maestri lombardi e reca nelle sue decorazioni un apparato di immagini che richiamano i bestiari medievali. Fra i diversi animali scolpiti nei capitelli e sull’architrave, aquile, coccodrilli, sirene che appartengono alla tradizione pagana e che il Cristianesimo fa propri, nel segno di una continuità che evita sapientemente di sconvolgere riti e immaginario popolare attraverso una cesura fra i due mondi, quello pagano al tramonto e quello cristiano sempre più rafforzato nelle credenze e nella fede del popolo.
Incastonata nel protiro del portale romanico, si scorge la figura di San Quirico, come si evince dall’iscrizione che le fa corona, il santo Martire ucciso bambino insieme alla madre Giulitta, rea di non abiurare alla propria fede. In alto, sopra il portale, un magnifico esempio di rosone a otto raggi, di assoluta rarità nell’architettura religiosa toscana.
Sul lato destro della Chiesa, si aprono i due portali di mezzogiorno: il primo, attribuito con buona certezza a Giovanni Pisano che lavorava in quegli anni al Duomo di Siena – come attesterebbe anche la iscrizione IOHES, che sta per IOHANNES, scolpita nel timpano – è già orientato al nuovo gusto gotico, sormontato com’è da una cuspide e sorretto da due telamòni poggianti su altrettanti leoni stilofori, sui quali gli studi più recenti si sono soffermati con particolare attenzione. Il telamòne di sinistra rappresenterebbe infatti un soldato romano, quello di destra un pellegrino cristiano. La scultura di sinistra sarebbe dunque il simbolo di un mondo, quello pagano, caratterizzato dalla violenza della guerra; quella di destra rappresenterebbe invece il principio di una nuova èra ispirata dal messaggio di pace del Cristianesimo. Se questa fosse la corretta lettura delle sculture del portale, acquisterebbe altro e più importante significato simbolico quell’iscrizione IOHES posta al di sopra del portale stesso. Perché all’interno, nei pressi di quella apertura, era collocato il fonte battesimale. Ecco dunque che il richiamo a Johannes potrebbe alludere al Battista. Infatti è col sacramento del Battesimo che la storia conosce il suo passaggio epocale fra l’età romana e quella cristiana. Con il Battesimo si inaugura la nuova èra fondata sul messaggio di Cristo. Ma è anche possibile una terza ipotesi che contiene entrambe le precedenti: che il Pisano abbia pensato di giocare sull’ambiguità e che l’iscrizione alluda al Battista e insieme al suo nome, il nome di un artista desideroso di lasciare la propria firma sull’opera.
Il terzo portale, il secondo dei laterali, è il più tardo e ha caratteristiche più marcatamente gotiche. Reca un’iscrizione che fa riferimento alla data di costruzione, il 1298. Con quest’ultimo portale, in ordine cronologico, volge al termine la prima parte della storia architettonica della Collegiata che, come già anticipato, non si ferma qui.
A partire dal Seicento, infatti, e per tutto il Settecento, altri interventi, soprattutto nella parte interna, ma anche all’esterno, modificheranno l’aspetto originario della Chiesa. Innanzitutto la realizzazione del coro seicentesco, ospitato in un cassettone che richiese lo smantellamento dell’abside semicircolare originaria; poi, nel XVIII secolo, la sostituzione dell’originario campanile a vela, di cui è possibile ancor oggi scorgere le tracce a fianco del portale del Pisano, con un campanile di ben altre proporzioni la cui costruzione ebbe inizio nel 1798. All’interno della Chiesa, queste trasformazioni furono nel tempo accompagnate da adeguamenti al gusto nuovo: prima la costruzione di un altare barocco, più tardi la collocazione di un organo seicentesco di ottima fattura proveniente da Monte Oliveto Maggiore e sistemato nel coro della Collegiata agli inizi dell’Ottocento, infine la controsoffittatura delle antiche capriate policrome che erano state nascoste da una volta stellata e che furono riportate alla luce grazie ai restauri del 1939, eseguiti dal decoratore Ugo Sani sui cartoni dei disegni originari realizzati da Ettore Paci.
Dietro all’Altare si collocò l’opera forse artisticamente più importante della Collegiata, sette tarsìe lignee di Antonio Barili (1482-1502) probabilmente realizzate su cartoni di Luca Signorelli, se si accoglie il parere autorevole di Federico Zeri che, militare alloggiato dal 1941 nel vicino Palazzo Chigi trasformato in quartier generale dell’esercito, scoprì la sua vocazione per la storia dell’arte proprio perché folgorato dalla bellezza degli intarsi della Collegiata. Le preziose tavole erano state trasferite a San Quirico dalla famiglia Chigi, dopo essere state rimosse dal Duomo di Siena dove erano in origine collocate. Purtroppo la gran parte delle 17 tarsìe originarie è andata perduta e una, quella che recava l’autoritratto con la firma dell’artista, è andata distrutta nell’incendio del museo viennese in cui si trovava. Se ne può oggi vedere una riproduzione fotografica in bianco e nero nel coro della Collegiata.
La chiesa accoglie altre opere d’arte, fra le quali è indispensabile segnalare almeno la più importante, la pala d’altare quattrocentesca di Sano di Pietro, un trittico su fondo oro attualmente visibile nel braccio sinistro del transetto. Nella pala, ai lati della Madonna con Bambino, sono rappresentate le figure di San Giovanni Battista, San Quirico, San Fortunato Martire e San Giovanni Evangelista. Nella lunetta si possono ammirare sulla sinistra la Resurrezione di Cristo, sulla destra la discesa di Gesù al Limbo. In basso, nella predella, si intravedono lo stemma oro e porpora di San Quirico a sinistra e quello bianco e nero della Balzana di Siena a destra, al centro episodi della vita di Maria.
Accanto alla Cappella del Suffragio si trova la tomba del conte Enrico di Nassau, morto nel 1451 di ritorno dal Giubileo, a ulteriore testimonianza di quanto la via Francigena abbia rappresentato per San Quirico, come elemento determinante sia per l’importanza storica del paese che per le numerose testimonianze artistiche.
Infine, fra i beni provenienti dalla Collegiata, occorre annoverare un prezioso bassorilievo databile intorno alla metà del XII secolo, probabilmente un ambone, raffigurante scene della vita di Abramo. Donato dalla Chiesa alla famiglia Chigi nel 1798, è andato poi disperso ed è stato recuperato da una casa d’aste e restituito alla comunità nel 2015, grazie al contributo generoso di cittadini e amici di San Quirico. Oggi ha trovato una sua collocazione nell’atrio d’ingresso del vicino Palazzo Chigi.

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La Chiesa di San Francesco e la Madonna di Vitaleta

La Chiesa di San Francesco, poi denominata Santa Maria in Vitaleta e oggi meglio conosciuta dalla popolazione di San Quirico come “Chiesa della Madonna”, è il risultato di un radicale restauro ottocentesco dell’antica Chiesa francescana edificata in data imprecisata ma collocabile fra il XIII e il XIV secolo. L’esistenza a San Quirico di un Convento francescano non deve sorprendere, dal momento che della presenza di Francesco in Val d’Orcia rimangono diverse testimonianze, letterarie e artistiche. Fra queste la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine e la Vita di Francesco di Tommaso da Celano che narrano il passaggio da questi luoghi del santo di Assisi che si recava a Siena per curarsi gli occhi gravemente ammalati.
Scrive il Celano che, in prossimità delle Briccole, nel cuore della Val d’Orcia, Francesco incontrò tre povere donne, madonna Castità, madonna Obbedienza e madonna Povertà e in quel luogo, con quest’ultima, si sarebbero celebrate le nozze mistiche del Santo. L’episodio è rappresentato pittoricamente in un pannello parte di una pala d’altare realizzata a Siena per i frati di Borgo San Sepolcro e oggi custodito nel Museo Condé di Chantilly, in Francia. È, secondo alcuni, il dipinto più poetico di tutta l’arte senese del Quattrocento ed è opera di Stefano di Giovanni detto il Sassetta. Sullo sfondo sono ben visibili la Val d’Orcia, il Monte Amiata e, sulla destra in primo piano, la Porta Romana di San Quirico, distrutta nell’ultima guerra.
La Chiesa di San Francesco era accompagnata dall’attiguo Convento, situato a fianco del campanile. Dell’impianto conventuale, dopo la rimozione del pozzo del secolo scorso, oggi non rimane praticamente traccia alcuna e la Chiesa, così come oggi si presenta, è frutto di un intervento di restauro iniziato nel 1862 e concluso nel 1870. La francescana Chiesa medievale sorgeva a ridosso di un tratto di mura, rammentato come “Tramezzule” dal Constituto del Comune di Siena del 1262 che ne dispose l’abbattimento per inglobare la parte dell’abitato nota come “Burgus Sanctae Mariae ad Hortos”.
La Chiesa si affaccia sulla omonima Piazza San Francesco, oggi Piazza della Libertà, e presenta sul fronte in travertino un portale di gusto gotico sormontato da un oculo rotondo. Altri elementi gotici sono visibili sul fianco sinistro e nel campanile che poggia proprio su un portale gotico. Un’elegante bifora, sempre di gusto gotico, si affaccia dal campanile, al di sotto dell’orologio. Se si eccettuano le tracce della finestra gotica sul lato sinistro, quella affacciata sul “tramezzule” di cui si è detto, gli altri elementi gotici sono senz’altro frutto dell’intervento di ricostruzione ottocentesca della Chiesa.
All’interno sono custodite opere di grande valore artistico, a cominciare dalla bellissima Madonna robbiana, collocata sopra all’Altare centrale e tradizionalmente oggetto di grande venerazione da parte del popolo di San Quirico, tanto da aver trasmesso il proprio nome al Santuario un tempo intitolato a Francesco.
La statua in ceramica, attribuita ad Andrea della Robbia, proviene dalla Cappella di Vitaleta, una chiesetta di campagna interamente ricostruita nell’Ottocento in stile neocinquecentesco su progetto dell’architetto senese Giuseppe Partini, dopo il suo passaggio in mano privata. La Madonna è stata per secoli oggetto di culto per le popolazioni di Pienza e San Quirico che a lungo se la sono contesa, fin quando fu decretata l’appartenenza della Chiesa al Comune di San Quirico. Numerosi furono i trasferimenti, nel corso dei secoli, della statua dalla chiesetta rurale a San Quirico, soprattutto nella Chiesa Collegiata, dove la sacra Immagine fu collocata a più riprese. In particolare, nel 1800, la Vergine fu portata a San Quirico per proteggere il paese dai frequenti terremoti che lo affliggevano. Finalmente, nel 1870, la statua della Madonna poté trovare la sua definitiva sistemazione sull’Altare maggiore della chiesa di San Francesco appena restaurata, che da allora fu appunto da tutti meglio conosciuta come “Chiesa della Madonna”. La facciata della Chiesetta di Vitaleta, così come la volle realizzare nel 1884 Partini, presenta evidenti affinità sia con la facciata di San Francesco che con l’edicola marmorea dell’Altare maggiore, quasi che l’architetto abbia voluto ristabilire un legame indissolubile fra la Madonna robbiana, incastonata nella nicchia al centro dell’Altare della chiesa di San Francesco, e la sua originaria e secolare abitazione.
La statua era stata acquistata in una bottega fiorentina a metà del Cinquecento e la sua collocazione nella Chiesa di campagna aveva obbligato, nel 1563, a un ampliamento del Santuario, per via del grande concorso di fedeli.
Il volto della Madonna, reclinato a sinistra, fa ritenere che possa trattarsi del particolare di un’Annunciazione. La Vergine ha la mano destra appoggiata con gesto leggero sulla sua spalla sinistra. L’altra mano stringe un libro chiuso, probabile allusione al libro di Isaia che recita (Isaia 29, 11-12): “Per voi ogni visione sarà come le parole di un libro sigillato...”.
Senz’altro un’Annunciazione è quella costituita dalle due statue lignee policrome, poste ai lati del presbiterio. L’una rappresenta un Angelo, l’altra la Madonna, e verosimilmente sono da attribuire all’opera di Francesco di Valdambrino, discepolo di Jacopo della Quercia. L’esecuzione dell’opera risale al primo decennio del Quattrocento.
Nel primo Altare di destra, dopo l’ingresso principale, si segnala un dipinto di grande bellezza, attribuito a Ventura Salimbeni, che raffigura una Visitazione. Al centro la figura della Madonna che incontra Sant’Elisabetta, futura madre del Battista. Nel secondo Altare di sinistra, un Cristo ligneo databile alla prima metà del XV secolo.
Il legame devozionale che hanno i Sanquirichesi con l’effige robbiana della Madonna è testimoniato anche dalla storica festa religiosa e popolare che si ripete ogni prima Domenica di Settembre, la più antica fra quelle che si celebrano annualmente a San Quirico.

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La Chiesa di Santa Maria Assunta

La Ecclesia Sanctae Mariae è, fra le Chiese di San Quirico, quella che più ha mantenuto la sua integrità architettonica. Si tratta di una Chiesa millenaria, la cui costruzione risale probabilmente agli inizi dell’XI secolo. Ancor oggi i Sanquirichesi la chiamano “Chiesa di Sante Marie”, dal genitivo del nome latino. Fu costruita in una zona caratterizzata dalla presenza di numerosi orti, a sud e al di fuori della più antica cinta muraria. Per questo è spesso ricordata come “Santa Maria ad Hortos”. È menzionata in una bolla pontificia emanata nel 1189 da Clemente III e diretta al vescovo Buono di Siena.
Si tratta di un piccolo edificio a una sola navata che colpisce per la sua purezza e per l’estrema semplicità. Pregevole l’abside terminale nelle decorazioni ad archetti e mensole che recano figure zoomorfe stilizzate.
Ma l’elemento di maggior pregio è indubbiamente il protiro del portale laterale, che affaccia sulla Via Francigena. Il fatto che detto portale sia ben più importante di quello situato sul fronte della Chiesa trova una giustificazione nelle acute congetture degli studiosi che se ne sono occupati. Si trattò, probabilmente, di un intervento successivo a quello della costruzione della Chiesa, che richiama il protiro dell’Abbazia di Sant’Antimo e che ha perfino le stesse dimensioni. Probabilmente siamo dunque di fronte a una sorta di portale gemello che doveva essere collocato a Sant’Antimo e che fu poi spostato a San Quirico in ragione del fatto che l’Abbazia andò incontro a un periodo di grave decadenza economica, mentre il passaggio della Francigena giustificava la scelta di realizzarlo su quel lato della Chiesa romanica di Santa Maria Assunta che, dopo l’ampliamento della cerchia muraria successivo alla delibera del Costituto di Siena del 1262, fu inglobata nel borgo di San Quirico.
Sul fronte della Chiesa, un’epigrafe cinquecentesca assai singolare il cui testo, tradotto dal latino, recita più o meno così: “Diomede Leoni, giudicando che il pensiero della morte sia molto utile a concludere bene la vita, pose a se stesso, da vivo, all’età di 63 anni, questo monumento, nell’anno di grazia 1576. Visse poi anni... mesi... giorni...”.
La lapide sormonta uno stemma con due leoni, che fanno riferimento al cognome di Diomede, l’uomo che volle il vicino giardino denominato appunto “Horti Leonini”, e con una mezza luna che allude alla famiglia Piccolomini la quale aveva donato al Leoni il terreno su cui lui realizzò i suoi giardini. Diomede Leoni non proveniva da famiglia nobile ed era preoccupato di essere dimenticato dai posteri, che infatti non completarono mai la sua bizzarra ma, in un certo senso, profetica epigrafe.

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Parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta
Piazza Chigi 1 – 53027 San Quirico d’Orcia (Siena)
Telefono: 0577 897236
E-mail: segreteria@parrsanquiricodorcia.it

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